Conobbi Bob per la prima volta a Portland nell’Oregon.
Era sera, una di quelle serate appiccicose che ti incollano addosso tanta umidità.
Avevo passato la giornata disegnando scarpe glitterate, borse trasparenti ed occhiali da saldatore. Lavoravo senza impegno e senza ingegno sperando che un giorno sarei approdato alla Escola Sconsacrada di Beaverton < La Sancta Sanctorum del design eccellente >.
Bob scese le scale rimbalzando sui gradini rivestiti di legno d’acero.
Guardandolo capii perché lo chiamavano Pimpante.
Sembrava a casa sua, a suo agio.
Un satiro creativo del Gorge Columbia River.
Mi guardò curiosamente e sottovoce mi propose di soffermarmi al ristorante dell’ Hood Hotel.
Io non potevo ne intendere ne volere. Ero della Famiglia, ma non portavo le mutande firmate.
Anche se le più belle collezioni di mutande furono sfornate negli irripetibili anni settanta dal nostro UNDERTEAM & CO.
Si raccontava che Pillulacea Cartacea, la chiacchierata ed attempata amante segreta dello zio di Bobby, avesse investito tutti i risparmi accumulati in una cartiera in previsione del declino dei computer e delle tendenze che davano vincenti le mutande di carta.
Una guerra non dichiarata tra il Web e gli stupendi cartoncini Canson che ognuno di noi sfiorava con devozione.
BOUNDLESS
Almeno una volta nella vita ci eravamo innamorati di Mr CANSON e Madame PANTONE.
La loro generosità ci aveva istigato a scegliere il pesce al fishmarket di Seattle dove i suoi mezzi toni di colore dettavano tendenza. Eravamo tutelati da un mago che beveva tamarindo e da una fattucchiera che degustava Pernod.
Fummo raggiunti al Bukka Bar dove la musica ispirava gli spot pubblicitari.
Bookka aveva sposato in prime nozze un compositore molto apprezzato nei Club Med.
Era un vulcano pronto ad esplodere.




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